Mondello Gulf (Sicily, Palermo)

Mondello è caratterizzata da un golfo sabbioso dai colori tropicali che va da Monte Pellegrino a Monte Gallo con un litorale di sabbia bianca finissima lungo al giorno d’oggi poco più di 1,5 chilometri, dove ricadono rispettivamente la Riserva naturale orientata di Capo Gallo e la Riserva di Monte Pellegrino. In assenza di foschia e durante le ore piu soleggiate e’ possibile avvistare la cima nell’Etna innevata e se fortunati anche il pennacchio segno di attivita (come possibile notare dalle immagini qui sotto).


Nei due secoli di dominazione araba, Mondello era conosciuta con il nome di Masa ‘at Tin (in italiano Porto del Fango, per le caratteristiche acquitrinose di una buona parte del terreno). Nell’estremo lembo settentrionale del golfo venne creato un piccolo villaggio di pescatori, di cui ci rimangono ancora alcune testimonianze storiche: nella piazza centrale è ancora presente infatti il porto di Mondelloe le due antiche torri (situate rispettivamente nella piazza del paese e in una zona ubicata più a nord, dove oggi sorge il centro denominato appunto “La Torre”), che nel quattrocento venivano usate come torri di guardia, e quindi assumevano un ruolo centrale nel sistema di avviso delle Torri costiere Siciliane. Per circa due secoli il golfo di Mondello rimase una zona paludosa, fino al 1891, anno in cui ebbe inizio l’opera di bonifica del cosiddetto “pantano”, grazie all’intervento del principe Francesco Lanza di Scalea, senatore del regno. In seguito al lavoro di drenaggio delle acque paludose ebbe inizio un progetto di sfruttamento di tali terreni e il conseguente processo di espansione ed evoluzione iniziato nell’VIII secolo. Dal 1912 in poi Mondello si trasformò nella sede dell’alta borghesia e della nobiltà della città: seguirono l’edificazione di numerosi circoli esclusivi e nobiliari, la costruzione di ville lussureggianti e la valorizzazione dei giardini e delle bellezze naturali. Queste zone furono abitate in tempi più antichi. Infatti nel Paleolitico e nel Mesolitico, alcune cavità formatesi intorno a Monte Pellegrino (note oggi come Grotte dell’Addaura) vennero ritrovate delle eccezionali incisioni in cui venivano raffigurati gli usi e costumi degli uomini preistorici. Ad oggi sono delle importantissime testimonianze dell’arte rupestre. Anche nel promontorio di Capo Gallo, che separa i golfi di Mondello e di Sferracavallo, alcune grotte, scavate dall’erosione marina, hanno costituito fin dalla fine del Pleistocene un ricovero naturale per l’uomo che cacciava l’Equus Hidruntius, un equide estinto. Durante l’Ottocento e il Novecento le cavità furono esplorate da archeologi come Anca, Gemellaro e De Gregorio, con la conseguente scoperta anche qui di pitture rupestri, frammenti di attrezzi ed ossa di animali. I ritrovamenti costituiscono oggi un’importantissima testimonianza storica e provano che il golfo affonda le sue radici nella Preistoria, quando si formarono delle comunità antropiche proprio all’interno delle grotte, che offrivano riparo dalle piogge e formavano un baluardo naturale contro i venti provenienti da nord. Sempre sul promontorio di Monte Gallo, alle pendici nord-orientali, si trova la Grotta Regina, costituita da un vasto ambiente e divenuta famosa per i disegni e le iscrizioni in caratteri punici ritrovati nelle pareti laterali. Di estrema importanza è il disegno della nave cartaginese, poiché oltre a costituire una notevole documentazione, si tratta dell’unica rappresentazione intera di una nave da guerra punica. Nelle vicinanze di Grotta Regina sono presenti anche Grotta Percirata, Grotta del Capraio e la Grotta dei Vaccari, in cui è stato rinvenuto del materiale ceramico che va dal Neolitico all’Età del bronzo. Altra grotta da menzionare e’ la grotta dell’olio, accessibile solo dal mare. Dentro acqua fredda e cristallina con fondale bianco di sabbia molto fine. Le leggende narrano che questa grotta era utilizzata dai pirati per nascondere i loro tesori. Sotto un video fatto durante un’escursione in canoa mirato a raggiungere la grotta dell’olio.